Che cos'è l'osteopatia?

Per definizione la lesione osteopatica è una restrizione parziale o totale della mobilità articolare all'interno dei suoi limiti fisiologici.
(Nella foto A.T Still, il "Padre" dell'Osteopatia).

Questa lesione condiziona la vascolarizzazione e l'innervazione della zona provocando mal funzionamento, infiammazione e dolore.
A mezzo delle connessioni nervose la lesione può sortire i suoi effetti a distanza, soprattutto se è implicata la colonna vertebrale.

L'osteopata si occupa perciò di ristabilire la mobilità articolare. Non si tratta della mobilità grossolana, evidente, piuttosto di quella mobilità finelegata all'elasticità dei sistemi fasciale e capsulo-legamentoso.

Restituendo mobilità ad una certa articolazione che è la causa primaria, anche altre articolazioni attigue e a distanza ritrovano la loro corretta fisiologia. L'osteopata ha perciò una visione globale dell'organismo e tratta sia la zona dove si manifesta il sintomo che altre zone che sono causa del sintomo.

I mezzi a disposizione dell'ostepata sono differenti: egli può utilizzare tecniche rapide caratterizzate da "scroscio articolare", tecniche più dolci che sfruttano ad esempio i meccanismi di inibizione neurologica dei muscoli o ancora tecniche prettamente massoterapiche. La scelta è legata al tipo di problema, alla zona da trattare e alle caratteristiche psico-fisiche dell'assistito.

Un approccio osteopatico relativamente recente, si occupa della normalizzazione del cranio (tecnica cranio-sacrale) e dell'intimo ritmo che a partire da esso si diffonde e regola tutti i tessuti. Si tratta di modellamenti quasi impercettibili effettuati sul cranio che provocano però risposte fisiologiche importanti anche se ancora poco chiarite scientificamente.
Un altro approccio osteopatico riguarda la normalizzazione degli organi viscerali spesso implicati nei problemi di schiena.

Osteopatia e Posturologia sono discipline strettamente connesse la cui sinergia permette un'inquadramento ancor più preciso dei problemi. Da qui nasce la Tecnica Osteopatico-Posturale.

Quanto dura una seduta?
La prima seduta dura da un minimo di mezz'ora a 40-60 minuti. L'osteopata deve fare un bilancio delle restrizioni di mobilità specifiche e dell'organismo in toto. Quelle successive sono generalmente più brevi: dipende comunque dal problema e dalle tecniche adottate. Occorre tener presente che non è la durata della seduta a evidenziarne la qualità, piuttosto è l'abilità del terapista nell'individuare il problema e risolverlo nella maniera più concisa.

Quante sedute sono necessarie?
Non c'è ricetta. generalmente nel giro di massimo 3-4 sedute a cadenza settimanale, ma anchea cadenza di 15-20 giorni, il problema dovrebbe essere risolto o quanto meno attenuato sensibilmente. Oltre si effettuano sedute di controllo e mantenimento a distanza di un mese.

Se faccio sedute frequenti risolvo prima il mio problema?
No funziona così. Una volta che l'osteopata ha individuato il problema ed effettuato la correzione, l'informazione correttiva necessita di tempo affinchè sia rielaborata dal sistema neuro-endocrino-immunitario, così che l'organismo si auto-corregga. Alcuni studi hanno messo in evidenza che il sistema nervoso può necessitare fino ad un mese prima di rielaborare gli input ricevuti.

L'osteopata non mi ha fatto niente...
Alcune tecniche osteopatiche presuppongono un ascolto manuale fine e correzioni dei tessuti altrettanto fini e dolci. Alcuni studi hanno messo in evidenza che le mani possono percepire ed effettuare movimenti di soli 10 micron!
Non necessariamente l'osteopata vi farà "scrocchiare" le articolazioni e se utilizza tecniche che apparentemente non sembrano far nulla, gli effetti si faranno sentire nei giorni successivi alla seduta, come nel caso delle tecniche cranio-sacrali che lavorano sulla testa in maniera praticamente impercettibile.